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Con la nuova finestra la parete diventa umida?
Se sulle pareti si forma umidità proprio sotto le finestre nuove deve essere stato commesso qualche
errore. Se dopo la sostituzione delle finestre non si provvede ad un adeguato isolamento termico della struttura o ad una sufficiente ventilazione, si può avere formazione di umidità e di muffa sulla parte interna delle murature perimetrali. In questi casi è necessario arieggiare molto bene i locali tenuto conto che una famiglia di quattro persone può produrre ogni giorno una quantità di
vapore corrispondente a 6-12 litri d'acqua.
E’ bene in ogni caso tenere presente che il valore U (trasmittanza termica) del vetro non
dovrebbe essere inferiore a quello della parete, pertanto è consigliabile combinare la sostituzione dei serramenti con la riqualificazione energetica delle pareti esterne.
Consiglio utile: arieggiare sempre cucina e bagno dopo aver fatto la doccia o il bagno, dopo aver cucinato o dopo aver lavato i pavimenti.

E' più semplice coibentare all'interno?
Isolare le pareti dall'interno è una pratica molto ben voluta dagli artigiani perché è possibile eseguirla in ogni stagione dell'anno e non necessità di ponteggi. E’ relativamente semplice applicare alla parte interna della parete il materiale isolante e la relativa copertura, tuttavia questo tipo di coibentazione, in particolare quando i lavori non vengono eseguiti con la necessaria perizia, può nascondere molti tranelli che possono condurre a danni rilevanti per l'edificio. Per questa ragione è preferibile limitare l'applicazione di un isolamento termico dall'interno a quei casi in cui non vi sono altre possibilità (ad es. quando la facciata dell'edifico è posta sotto tutela architettonica).
In ogni caso, l'applicazione di un isolamento termico interno è da eseguire con grandissima attenzione cercando di ridurre al minimo i ponti termici tra solai e pareti. Un altro accorgimento di grande importanza è l'applicazione di una barriera al vapore sulla faccia interna dell'isolamento per impedire che l'aria calda dei locali interni possa penetrare nel materiale isolante o giungere fino al muro. Se ciò dovesse succedere, l'aria calda si raffredderebbe formando condensa e rischiando di rovinare l'isolamento. Vi sono ancora due altri svantaggi dell'isolamento applicato all'interno:
- le fluttuazioni della temperatura esterna, potendo agire indisturbate sulle pareti perimetrali, non consentono di utilizzare l'inerzia termica della massa muraria;
- i ponti termici non possono essere completamente eliminati perché l'isolamento termico non avvolge l'intero edificio.

Il Polistirene rispetta l’ambiente?
Molti credono in una semplice equazione: naturale = ecologico _ sintetico = non ecologico
L’assunto però non è corretto, ci sono prodotti naturali nocivi per l’uomo (il radon, l’amianto etc.) e prodotti sintetici innocui: il polistirene espanso è uno di questi.
E’ atossico, non contiene CFC e HCFC (clorofluorocarburi – gas serra) ed è riciclabile al 100%.
Gli imballi e gli scarti in migliori condizioni vengono macinati e mescolati a polistirene espanso vergine per produrre nuovi imballi o componenti di alleggerimento per l’edilizia; li si può trasformare in polistirene cristallo (usato ad esempio per produrre le biro) e addirittura mescolato alla terra di coltura per particolari piante. Se invece il materiale non è pulito viene macinato e mescolato al calcestruzzo per ottenere calcestruzzo alleggerito.
Nella peggiore delle ipotesi viene bruciato negli inceneritori perché ha lo stesso potere calorico del gasolio.
Il suo rapporto costi/benefici è eccellente.
Ogni chilo di petrolio utilizzato per la sua produzione permette di risparmiarne 150 di combustibile in 50 anni.

Isolare troppo è antiecologico?
Il timore che una casa possa essere isolata troppo è completamente infondato. A questa conclusione sono giunte molte ricerche che avevano lo scopo di determinare lo standard d'isolamento più vantaggioso sotto il profilo ecologico. Lo spessore dell’isolamento termico più vantaggioso dal punto di vista ecologico è quello che genera il minor impatto ambientale per l'intero ciclo di vita del materiale.
Gli studi prendono in esame i materiali, i flussi energetici e le conseguenze per l'uomo e l'ambiente.
L'IBO (istituto austriaco per la bioedilizia e l'ecologia) dell'università di Krems (A) ha svolto uno studio analizzando le conseguenze nei settori della protezione del clima: acidificazione, formazione di foto-ossidanti, buco dell'ozono, nitrificazione dei terreni, sfruttamento di materie prime ed altri ancora; il risultato è stato quanto mai limpido: per raggiungere il miglior risultato ecologico gli edifici riscaldati con riscaldamenti a gasolio o a metano hanno bisogno di uno strato d'isolamento termico tra i 30 ed i 50 centimetri. Per gli edifici che dispongono di moderni impianti termici che sfruttano fonti di energia rinnovabili, grazie ai buoni risultati in tema di protezione del clima, risorse non rinnova bili e buco dell'ozono, lo spessore termoisolante può essere ridotto.
Riassumendo: in tutti i settori ambientali presi in esame, le migliori performance ecologiche vengono raggiunte da un edificio con uno spessore di isolamento termico che consente il raggiungimento delle più alti classi energetiche.

Le pareti delle abitazioni a secco respirano?
Le pareti non potranno mai respirare, indipendentemente dal fatto che siano o meno dotate di uno strato termoisolante. Anche il passaggio d'umidità attraverso le pareti è praticamente nullo indipendentemente dal tipo di materiale di costruzione utilizzato; l'umidità generata all'interno dei locali deve essere pertanto espulsa all'esterno. L'aria da espellere non è solo umida, ma di norma contiene anche sostanze inquinanti e non può certo essere espulsa attraverso le pareti. Per avere un sufficiente ricambio d'aria si deve fare quindi ricorso ad un impianto di ventilazione controllata od alla diligenza degli inquilini che devono provvedere ad arieggiare con regolarità.

Qual’è il comportamento di una casa di legno in caso di incendio?
Le case in legno hanno, contrariamente a quanto si pensa, una resistenza al fuoco paragonabile a quelle costruite in modo tradizionale.
Il legno viene aggredito molto lentamente dal fuoco a causa della carbonizzazione della superficie lignea, rallentando quindi la propagazione dell'incendio e garantendo la solidità del nucleo, cioè impedendo il crollo improvviso della struttura e quindi consentire agli occupanti di evacuare l'edificio. Il legno è un materiale combustibile, ma resistente al fuoco. In caso di incendio la resistenza meccanica non è influenzata dall'aumento di temperatura nella sezione residua (<100 gradi).
L'acciaio, pur essendo incombustibile (classe di reazione -0-) perde le sue caratteristiche di portanza già a 400 gradi. Questa temperatura è raggiunta dopo 5 minuti d'incendio standard. Il cemento armato, con gli usuali copriferro (2,5 cm), cede per perdita di capacità portante delle armature soggette a fortissime dilatazioni. Bisogna anche ricordare che le strutture di costruzione tradizionale Cemento-Mattoni, sono costruite con materiali che hanno caratteristiche di resistenza al fuoco non superiori al legno.
Il mantenimento della capacità resistente del legno dipende sostanzialmente dal fatto che le caratteristiche meccaniche del materiale non sono influenzate grandemente fino a 100 gradi, temperatura che viene raggiunta all'interno della sezione di legno non prima di un'ora.

Qual’è il comportamento di una casa di legno in caso di terremoto?
La costruzione in legno è antisismica per definizione.
Il legno, rispetto al cemento armato o ad altri materiali usati tradizionalmente in edilizia, presenta caratteristiche di leggerezza elasticità e resistenza che ne rendono particolarmente appropriato l’impiego proprio in aree classificate ad alto rischio sismico.
Rispetto al c.a. il legno ha un peso specifico 4 volte inferiore e quindi subisce una forza sismica 4 volte inferiore ed in più è in grado di dissipare in maniera più efficace le sollecitazioni derivanti dalle scosse sismiche.
E’ pur vero che sono possibili costruzioni antisismiche in c.a. ma questi edifici, se pur in grado di garantire che non crolleranno in caso di sisma, subiranno comunque importanti fessurazioni.
Casa Sofie è un progetto CNR-IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree) che ha portato alla costruzione di una abitazione in legno a 7 piani, costruita con il sistema X-LAM (pannelli lamellari di legno massiccio a strati incrociati), che è stato sottoposto ad una verifica sperimentale in un laboratorio giapponese: la casa è stata costruita su una piattaforma che poi è stata fatta vibrare simulando un terremoto di magnitudo 7.2, (analogo a quello che seminò distruzione a Kobe nel 1995). L'abitazione ha resistito al terremoto senza crollare e senza riportare danni significativi.

Qual’è il comportamento estivo di una casa di legno?
Le case prefabbricate in legno nascono nel nord Europa come evoluzione della carpenteria tradizionale, questa origine farebbe quindi supporre che siano abitazioni adatte a difendere dal freddo ma non dal caldo.
Se attingiamo i nostri modelli costruttivi dalla storia dell’architettura vedremo che nei paesi dell’area mediterranea le abitazioni tradizionali erano contraddistinte da poche aperture verso l’esterno e muri massicci di grande spessore, in questo caso la massa sopperiva all’assenza di isolamento agendo sullo sfasamento dell’onda termica, banalmente: quando il sole tramonta l’onda termica non è ancora riuscita a passare la parete e tende a tornare indietro a causa dell’abbassamento della temperatura esterna. Con l’empirica comprensione di questo principio in passato ci si è difesi dal caldo senza impianti di condizionamento.
L’esperienza però ci ha insegnato che la massa è solo uno dei fattori che consente l’isolamento dal caldo, alle nostre latitudini le case prefabbricate in legno si comportano molto bene anche nel periodo estivo, al punto che nella quasi totalità dei casi non si installano impianti di condizionamento. Il risultato si ottiene grazie ai valori di isolamento piuttosto spinti della struttura, all’assenza di ponti termici e di dispersioni.
Ecco quindi che una casa tradizionale con muratura in laterizio di buon spessore si comporta peggio di una casa con struttura a telaio, non è un caso infatti che un buon cappotto esterno, che per sua natura è leggero, migliori di molto il comportamento estivo di una casa in mattoni.

Sigillare gli edifici è dannoso?
Invece è esattamente il contrario: costruire edifici che garantiscano una buona tenuta all'aria serve ad evitare danni all'edificio stesso, a contrastare la formazione di muffe e quindi a proteggere la salute di chi vi abita.
Siccome il calore sale sempre verso l'alto, un tetto ben isolato consente di risparmiare una notevole quantità di energia.
Di fondamentale importanza è sigillare accuratamente la parte interna dello strato d'isolamento termico; questo consente di evitare che l'aria calda presente all'interno dei locali abitati possa penetrare nell'intercapedine d'isolamento o comunque venire a contatto con il materiale isolante. Se ciò avviene, l'aria si raffredda formando condensa e liberando umidità che a sua volta danneggia i materiali da costruzione e lo strato d'isolamento termico generando danni anche rilevanti.


 
 
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